Fino ad oggi gli studi condotti in proposito avevano analizzato solo segnali di pianto normali - fame, un pannolino bagnato e il bisogno di attenzione – mentre nessuna ricerca si era focalizzata sulla possibilità di riuscire ad interpretare il pianto legato a condizioni più importanti che necessitano di un intervento.
Un pianto anormale è spesso correlato a problemi medici quali: infezione, disturbi del sistema nervoso centrale, polmonite, sepsi, laringite, dolore, ipotiroidismo, traumi all'ipofaringe, paralisi delle corde vocali e molte altre condizioni patologiche e croniche.
I ricercatori spiegano di aver creato, quindi, un nuovo algoritmo di riconoscimento del linguaggio del pianto, in grado di distinguere i segnali di pianto normali da quelli anormali in un ambiente rumoroso e non controllato (come nella vita quotidiana reale).
Rispetto ai normali segnali di pianto, insomma, i segnali di grido anomali sono più intensi e richiedono un'ulteriore valutazione, da qui l'importanza di avere uno strumento che possa aiutare a renderli più riconoscibili.
La straordinaria peculiarità di questo algoritmo sta nel fatto che può rappresentare una vera e propria diagnosi non invasiva delle condizioni di salute del bambino senza l'uso di test invasivi e potrebbe essere utilizzato in diverse situazioni come: affrontare problemi medici per i quali attualmente non esiste uno strumento diagnostico disponibile, ad esempio la Sindrome da morte improvvisa infantile (SIDS), problemi di sviluppo e coliche, affrontare problemi medici che possono essere diagnosticati solo mediante procedure invasive, come le anomalie cromosomiche.
Affrontare problemi medici che possono essere già stati identificati ma che possono essere gestiti meglio con uno strumento in grado di migliorare la definizione della prognosi, ad esempio la prematurità.

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