lunedì 24 giugno 2019

ALGORITMO: PERCHÉ IL BIMBO PIANGE

La nuova ricerca utilizza un algoritmo specifico basato sul riconoscimento vocale automatico per rilevare e riconoscere le caratteristiche del pianto infantile.

Gli autori hanno preso in esame alcuni neonati all'interno di un'unità di terapia intensiva neonatale e ne hanno analizzato il pianto utilizzando un algoritmo di intelligenza artificiale frutto di un complesso sistema di riconoscimento vocale. Per crearlo gli scienziati hanno analizzato e classificato i vari tipi di pianto utilizzando una tecnica chiamata “compressed sensing” che permette di acquisirli in maniera più efficiente anche in ambienti rumorosi.

In una seconda fase gli scienziati hanno chiesto alle infermiere neonatali di fornire il significato di alcuni tipi di pianto rilevati. Ad esempio:

Il “neh” indica nella maggior parte dei casi che il bambino ha fame e viene prodotto quando la lingua viene spinta sul palato e il neonato ha il riflesso della suzione,

Un “heh” acuto indica altri bisogni e viene prodotto dal bimbo quando ha freddo, ha bisogno di essere cambiato o vuole cambiare posizione,
il suono "owh" è legato generalmente al riflesso di uno sbadiglio e indica che il bambino ha sonno,

"Eair" è un suono più profondo che proviene dall'addome, quindi significa probabilmente che il bambino ha un dolore all'addome, se si tratta di una colica questo suono viene accompagnato dai comportamenti tipici come tirare le ginocchia verso l'alto.

A questo punto gli studiosi hanno unito sia i dati raccolti dall'algoritmo che queli forniti dalle infermiere neonatali per riuscire a fare una classificazione dei tipi di pianto correlati alle diverse emozioni che li provocano. Sono emersi due grandi gruppi di pianto:

Il pianto normale, che include le prime quattro sensazioni (fame, sonno, bisogno di essere cambiato e di ricevere attenzioni),

Il pianto anomalo, provocato da un fastidio e che può anche essere associato alla presenza di un disturbo passeggero o di una malattia.

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