L'ipogalattia primaria si manifesta solo nel 5% dei casi e può essere temporanea o permanente. Quando è temporanea significa che la donna non deve rinunciare ad allattare, perché con un po' più di impegno e attenzione può farlo ugualmente.
Può soffrire di ipogalattia primaria la donna obesa o con il diabete, basta di solito proporre più spesso il seno per far si che il corpo produca il latte necessario. Altre volte è la ritenzione placentale, cioè alcuni resti di placenta rimasti nell'utero, a inibire la produzione. Attraverso un'ecografia è possibile individuare il problema e fare una pulizia. In questo modo non solo il latte inizia a sostituire il colostro, ma vengono evitate anche gravi infezioni.
L'ipogalattia primaria può essere anche permanente. Pochissime donne ne soffrono, le cause sono l'ipoplasia mammaria, cioè il ridotto sviluppo della mammella. Può dipendere dalla sindrome di sheehan, emorragia post-partum che può compromettere l'ipofisi, ghiandola che controlla tra i tanti anche gli ormoni coinvolti nella produzione del latte. Le donne che soffrono di ovaio policistico potrebbero andar incontro a ipogalattia permanente, così come chi ha sofferto di problemi alla tiroide, in paticolare l'ipotiroidismo.
Infine c'è lei, l'ipogalattia secondaria. È facilmente risorvibile perché non dipende dai problemi di salute della mamma ma esclusivamente da fattori esterni. Può essere causata dal fatto che il bambino non si attacca correttamente, se non si segue l'allattamento a richiesta, oppure dall'uso eccessivo di ciucci e biberon

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