Chi diventa papà nel 2017 può godere di due giorni di astensione dal lavoro, obbligatoria e retribuita. Ma ci sono altre forme di congedo previste dalla legge. Eccole
Una piccola, buona notizia – declinata al maschile - per chi sta per avere un figlio oppure lo adotta o lo prende in affidamento. L’ultima legge di Bilancio ha prorogato il “congedo papà”, due giorni di astensione dal lavoro, obbligatoria e retribuita. I due giorni facoltativi extra che erano stati previsti nel 2016 sono stati cancellati, però dall’anno prossimo i due giorni obbligatori diventeranno quattro. Su questo fronte l’Italia resta comunque lontana anni luce da altri Paesi, fanalino di coda in Europa. E non ci saranno novità più consistenti a breve termine. Il disegno di legge che prevedeva 15 giorni di permessi pagati, datato ottobre 2015, si è incagliato in Senato.
Stando a uno studio comparativo pubblicato dal sito pmi.it, sul gradino più alto del podio si piazza la Norvegia: per i neo padri c’è un congedo di 15 giorni, ai quali si aggiunge un congedo parentale (retribuito al 100 per cento) di 54 settimane, divisibili tra i genitori: 9 settimane sono riservate alla madre, 6 settimane sono destinate al padre, le restanti 39 possono essere utilizzate da entrambi.
In Finlandia il padre ha diritto a 54 giorni di congedo retribuiti.
In Svezia, primo Stato europeo ad aver previsto il congedo papà nel 1974, ai padri vengono concessi 10 giorni a casa retribuiti all’80 per cento.
In Danimarca sono previste due settimane di congedo da utilizzare nelle prime 4 settimane di vita del bambino.
In Germania, dice ancora il report di pmi.it, non è contemplato il congedo di paternità obbligatorio, ma vi è un’ampia possibilità di congedo parentale facoltativo: 3 anni, da utilizzare entro i primi 8 anni d vita del bambino, indifferentemente da madre o padre. Il datore di lavoro non può rifiutare il permesso, che è retribuito al 67 per cento, fino a un tetto massimo di 1.800 euro mensili.

Nessun commento:
Posta un commento